giovedì 22 dicembre 2011

DIRITTI E DOVERI


Di Vito De Santis

Sulla questione posta dal Presidente Napolitano, ci sono almeno due certezze. Primo: che il problema della cittadinanza ai bambini “stranieri” nati in Italia non può essere ignorato. Il problema c’è e va affrontato e, possibilmente, risolto. Secondo: non è certo un problema tecnico, la cui soluzione possa essere affidata ad un governo tecnico. Questo è un nodo politico, non a caso posto sul tavolo dal primo dei nostri politici, e che nel dibattito tra i partiti dovrà trovare il modo di essere sciolto. A conferma che per varare un’ ICI può bastare un “banchiere”, ma su temi sensibili deve scendere in campo la politica. Meglio se quella buona. Detto questo, si pone il problema su quale soluzione dare. Di sicuro la legge attuale con i suoi paletti un po’ datati non risponde più alla fotografia della nostra società, fatta di ragazzi di ogni colore, nati nei nostri ospedali, istruiti nelle nostre scuole, inseriti nelle compagnie dei nostri figli. Può darsi che a casa mangino il Kebab, ma poi per strada parlano in dialetto. E allora, la domanda è inevitabile: sono italiani o arabi, turchi o senegalesi, o qualunque altra cosa? Devono aspettare fino ai 18 anni e aver vissuto ininterrottamente in Italia prima di fregiarsi di questo “titolo”, prima di uscire dal limbo? O è giusto che il diritto del suolo su cui vivono, possa prevalere su quello del sangue da cui emanano? E’ chiaro che la regola per cui se nasci in un posto, hai automaticamente la nazionalità con i doveri, e soprattutto i diritti che ne conseguono, non può essere un colabrodo. Lo siamo già abbastanza come Paese in tema di immigrazione per aggiungere un altro foro. Automatismi di questo tipo andavano bene nell’ America dei coloni che aveva bisogno di attirare gente da ogni parte del mondo, e di farla sentire immediatamente americana. Noi abbiamo bisogno certamente di nuova linfa, ma con  flussi regolati e regole ben precise al momento dell’ ingresso e dopo. Se no, come ricordava ironicamente qualcuno, finisce che diventiamo la sala parto del terzo mondo: vengono qui, anche da clandestine, e fanno un figlio. Le madri magari le rimpatriano, mentre i bambini italiani restano a nostro carico. Si estremizza ovviamente. Ma non è un caso che in tutta l’ Europa, esclusa la Francia, valga lo jus sanguinis e non lo jus soli. Con correttivi e facilitazioni, però. Quelli che appunto mancano, o sono carenti, nella attuale legge italiana. Allora, forse è bene evitare le barricate ideologiche (ed elettorali) della Lega, così come le aperture sbracate di quella sinistra estrema e di un certo mondo cattolico che non hanno mai un dubbio: tra un disgraziato italiano e uno straniero, la preferenza va sempre al secondo. Ricordando ovviamente che i migranti non vanno in conflitto con i benestanti dei centri storici, ma con i proletari delle periferie. Dunque, per quello che mi riguarda, è bene che l’ attuale criterio che fa prevalere il sangue sul suolo, sia mantenuto. Ma, come detto, con l’ elasticità ora assente. Portando a meno di 18 anni l’ età per ottenere la cittadinanza, ad esempio, o stabilendo un periodo limitato di permanenza dei genitori sul territorio (in Germania sono 8 anni) perché il figlio possa nascere italiano. Un equilibrio politico. Che sta forse in mezzo a una interpretazione estensiva del nobile appello del Presidente Napolitano (<<E’ una follia che i figli si immigrati nati in Italia non sia cittadini>>) e il meno nobile (<<Faremo le barricate>>) del Carroccio. Perché è vero che oramai, bianchi, neri o gialli, siamo tutti italiani. Ma è altrettanto vero che tra un Paese accogliente e un colabrodo, una differenza c’è. Ed è meglio che resti

lunedì 12 dicembre 2011

LA CAVA PUò ESSERE UN' OPPORTUNITA'.


Di Vito De Santis

Da tempo seguiamo la faccenda della famosa “cava di prestito” per la realizzazione della Tangenziale Est Esterna. Tante sono le voci di dissenso: qualche politico locale cavalca l’ onda e  la popolazione è costretta a credere che la cava sia lo spauracchio di turno e una “iattura” a prescindere.

Ma se la cava fosse un’ opportunità?

Noi di UDC e FLI Gorgonzola, avvezzi più al ragionamento sui fatti che riguardano la vita pubblica che non ai proclami, invece vediamo in essa un'opportunità economica che può portare una serie di benefici:

1)       Oneri di estrazione quantificati in €. 900.000 circa  (parliamo di 0,44 € a m. cubo);
2)       Un riordino della Viabilità nella parte sud di Gorgonzola, a carico della TEM come infrastrutture annesse alla Cava per il miglioramento delle comunicazioni con la Cassanese;
3)       A fine lavori porterà l'incameramento dell'area della cava con sistemazione delle aree e della viabilità  e messa in sicurezza della zona a carico del Concessionario (TEEM),
4)       Con l'acquisizione dell'area, si formerà un laghetto sorgivo (la falda è a - 3,5m) dal livello del terreno aprendo scenari di utilizzo e riconversione come: Laghetto per pesca sportiva; Parco con annessi servizi di ristoro, zone per picnic, castagneti, .zone di aggregazione ideali per Concerti , zone Fiera e manifestazioni all'aperto. ecc.

Se tali attività venissero gestite (in proprio o in concessione) dal Comune porterebbero introiti alle Casse Comunali, già falcidiate dalle varie Finanziarie, patti di stabilità, mancati introiti per pretese, quanto fantasiose, richieste di concessioni edilizie mai giunte. Magari si potrebbe evitare di tagliare un altro pezzo di stato sociale.

La vera iattura si verificherebbe se, proclami roboanti a parte, la Cava venisse comunque costruita sul Comune di Gorgonzola. Ciò perché a norma delle previsioni della Legge Regionale 14/1998,  una volta che la Regione definisce la programmazione delle Cave e la Provincia  le autorizza,  il Comune può stipulare la Convenzione (contratto) con il Concessionario  e stabilire:
-          i costi di ripristino viabilità, aree, ecc.( incrementati di un 30% per opere realizzate in Parchi Regionali) , che verranno pagati con rate annuali;
-          la durata dell'autorizzazione in funzione dei programmi di lavoro, ed i poteri di controllo ed i controlli da effettuare periodicamente;
-          che l'area possa divenire di proprietà del Comune al termine dei lavori.

Di contro la citata Legge Regionale stabilisce anche che, se il Comune non stipula la Convenzione entro 60gg dall’ individuazione dell’ area (e, crediamo, siamo al limite, se non oltre), dopo 30gg l’ assegnazione dell’ area avviene d'ufficio con recupero del 15% degli oneri per spese burocratiche (150.000 € in fumo).

La comunicazione di localizzazione cave di prestito è dell’ 11 agosto 2011!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

La politica nostrana, nascondendo palesemente l’ impossibilità di evitare questa opera si è celata dietro i “ni” della prima ora del Sindaco, “ni” che sono diventati,  poi “no” spintanei (decide la Lega) e ai proclami (sempre più speculari ai volantini per le feste padane) del Presidente del Consiglio (Gironi) che ha annunciato in pompa magna che la cava non si farà,  ignorando che quello che circola da qualche mese è il progetto definitivo della Tangenziale Est Esterna. Definitivo, appunto, che in italiano vuol dire “non più modificabile” mentre ignoriamo cosa possa significare in padano.

Finiamo con un altro spunto di discussione: se la cava finisse a Pozzuolo Martesana come asserisce il buon Gironi, riusciremmo, in un sol colpo, a raccogliere il danno e la beffa dal momento che, a Pozzuolo Martesana andrebbero i quattrini e a Gorgonzola la polvere e il passaggio dei camion.

Meditiamo e, per una volta, facciamolo al netto del populismo spicciolo.


Chiunque volesse approfondire l’ argomento potrà visionare presso la Sede di FLI, UDC e Tradizione e Futuro (Via Cavour, 13 – Gorgonzola) la documentazione e comunicarci idee e impressioni.

venerdì 2 dicembre 2011

SOTTOSCRIVI IN LANIFESTO PER L' ITALIA

Noi amiamo l’Italia, la nostra Patria e la vogliamo orgogliosa e consapevole, unita nelle sue differenze, civile e generosa, tollerante ed accogliente; una Nazione di cittadini liberi, che credono nell’etica della responsabilità.
Noi vogliamo un’Italia in cui i cittadini che fanno il loro dovere godano di diritti certi, garantiti da uno Stato più efficiente e meno invadente, senza burocrazia e clientele.
Un’Italia protagonista e competitiva nel mondo, aperta al mercato e alla concorrenza.
Un’Italia intransigente contro la corruzione e contro tutte le mafie, che promuova la legalità, l’etica pubblica e il senso civico.
Un’Italia del merito, senza privilegi, caste e rendite di posizione, dove tutti abbiano uguali opportunità e vengano premiati i più capaci.
Un’Italia solidale, attenta ai più deboli e agli anziani, fondata sulla sussidiarietà, che valorizzi l’associazionismo e il volontariato.
Un’Italia rispettosa della dignità di ogni persona, cosciente della funzione educativa e sociale della famiglia, garante dei diritti civili di ognuno.
Un’Italia che difenda e valorizzi l’ambiente, il paesaggio, le bellezze naturali, il suo straordinario patrimonio culturale e storico.
Un’Italia che rimetta in moto lo sviluppo economico puntando sulle imprese, sui giovani e sulle donne, sull’economia verde, sullo sviluppo della rete, un’Italia che produca più ricchezza e garantisca una maggiore qualità della vita.
Un’Italia che investa nella cultura, nella formazione e nella ricerca, nella scuola e nell’università: un’Italia che promuova l’innovazione, le infrastrutture immateriali e dove arte, cinema, musica e teatro siano motore della crescita.
Un’Italia severa con chi vìola le leggi, attenta alla sicurezza dei cittadini; un’Italia con un fisco equo, che sanzioni l’abusivismo e l’evasione fiscale, che combatta parassiti e furbi e premi la dignità del lavoro.
Un’Italia in cui la politica non sia solo scontro e propaganda, ma si ispiri a valori e programmi per garantire l’interesse nazionale e il bene comune.
Un’Italia che abbia un futuro di libertà.
La nostra Italia.